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CULTURA

  •  Pubblicato il volume "Personaggi Piceni"- II Tipolito Livi Editor , scritto a sei mani da : Franco Regi, Antonio Giannetti e Settimio Virgili.

        Presto una recensione sul ns sito.

 

  • Pubblicato il quaderno dell'Archivio storico Arcivescovile di Fermo numero 47 con articoli di: Emilio Tassi-Alberto Silvestro-Fabio G.Galeffi e Gabriele Tarsetti-Vittorio Perozzi-Settimio Virgili. Per quanto riguarda quest'ultimo autore, segnaliamo i "Documenti di storia carassanese" a pag. 89 e "Don Armando Monaldi, un gigante della carità" a pag. 123

 


DUE O TRE COSE SULLA FIABA POPOLARE

Di Antonio De Signoribus

(scrittore e antropologo)

 

I personaggi della fiaba popolare sono figure senza corpo, senza un vero ambiente che li circondi; manca in loro ogni rapporto con il mondo passato e futuro, insomma con il tempo. Certamente ci sono persone giovani o anziane, ma non ci sono uomini che invecchiano e nemmeno gli esseri ultraterreni subiscono questo processo. Questa insensibilità della fiaba al trascorrere del tempo ci è noto soprattutto dalla fiaba di “Rosaspina” dei Grimm, in cui la protagonista, e con lei tutto il seguito, si sveglia dopo cento anni ancora così giovane e bella come un tempo. I fratelli Grimm, poi, non hanno saputo resistere alla tentazione di rendere questo fenomeno ancor più evidente ricorrendo ad alcuni dettagli: “…E a quel bacio Rosaspina aprì gli occhi, si svegliò e lo guardò tutto ridente. Allora scesero insieme; e il re, la regina e tutta la corte si svegliarono e si guardarono l’un l’altro stupefatti. E i cavalli in cortile si alzarono e si scrollarono; i cani da caccia saltarono scodinzolando; i colombi sul tetto trassero la testina di sotto l’ala, si guardarono intorno e volarono nei campi; le mosche ripresero a strisciar sulle pareti; il fuoco in cucina si ravvivò, divampò, continuò a cuocere il pranzo; l’arrosto ricominciò a sfrigolare; e il cuoco diede allo sguattero uno schiaffo che gli strappò un urlo, e la serva finì di spennare il pollo…”.Insomma, nella fiaba, all’eroe salvatore non passa nel modo più assoluto per la testa di notare qualcosa di sorpassato nelle vesti, nell’architettura, o nel modo di parlare. E la vita riprende dopo cento anni come se niente fosse perché la fiaba rinuncia ad una struttura in profondità sia spaziale che temporale. Anche il bambino, insensibile al trascorrere del tempo, come nella fiaba, la percorre, in lungo e in largo, facendo lavorare la sua fantasia. “La fiaba, infatti-scrive il grande psicanalista Bruno Bettelheim- ha un tipo di svolgimento che si conforma al modo in cui un bambino pensa e percepisce il mondo; per questo la fiaba è così convincente per lui. Egli può trarre molto più conforto da una fiaba che non da una manovra consolatoria basata su un ragionamento e su punti di vista adulti…”. Essere adulti,  significa, infatti “essere adulterati da spiegazioni razionali e disprezzare gli aspetti infantili che si trovano nelle fiabe-dice James Hillman-. L’adulto e il bambino sono ormai posti l’un contro l’altro: l’infanzia significa meraviglia, fantasia, creatività e spontaneità, mentre la condizione adulta significa la perdita di queste facoltà”. Secondo Hillman, dunque, il primo compito che ci attende è quello di lavorare per rendere di nuovo completo l’adulto (l’insegnante, i genitori, i nonni) allo scopo di ridare all’immaginazione quella posizione di primaria importanza nella coscienza di ognuno di noi, indipendentemente dall’età. Come ha spiegato, poi, Piaget, il pensiero del bambino è animistico fino all’età della pubertà. Per via di questo pensiero non solo l’animale sente e pensa come noi, ma perfino i sassi sono vivi; perciò essere trasformato in sasso significa semplicemente che l’essere deve restare muto e immobile per un certo tempo. Insomma, le fiabe popolari si pongono come fondamento della sua personalità, così come le radici che penetrano il suolo sono vita e sostegno dell’albero. Esse, infatti, gli forniscono la chiave per accedere al mondo della realtà oggettiva, senza entrare in confusione a tutto scapito del suo equilibrio affettivo-emotivo e delle sue future possibilità di socializzazione logica. Soltanto nelle fiabe, attraverso la catarsi che esse operano nell’animo del bambino si risolvono i problemi interiori universali dell’infanzia e si portano a livello conscio le pressioni profonde che sono in conflitto con l’Io. In altre parole, per dirla ancora con Bettelheim, proprio questo è il messaggio che le fiabe comunicano al bambino in forme molteplici: “che una lotta contro le avversità della vita è inevitabile, è una parte intrinseca dell’esistenza umana, che soltanto chi non si ritrae intimorito ma affronta risolutamente avversità inaspettate  e spesso immeritate può superare tutti gli ostacoli e alla fine uscire vittorioso”.      

Antonio De Signoribus è studioso di Letterature orali primitive,in special modo della fiaba popolare che ha sviscerato in chiave filosofica, psicanalitica e antropologica. Con risultati davvero interessanti. Ha pubblicato “La meraviglia del borgo” (con prefazione di Franco Cardini, Università di Firenze), “La fiaba popolare marchigiana” (In Antiqua, rivista nazionale dell’Archeoclub d’Italia), “Nelle perle di vetro della fiaba si riflette l’universo”(In atti del Convegno di Studi sulla memoria storica) e numerosi  saggi e  articoli che hanno avuto riconoscimenti e premi. E’ altresì docente di filosofia presso il Liceo Scientifico di San Benedetto del Tronto, direttore responsabile delle rivista nazionale di Letteratura e Arte “Istmi” e giornalista del quotidiano romano “Il Messaggero”.  La collana “La Luna” è curata dall’Associazione Culturale “La Luna” ,nata nel 1997 dalla volontà comune di un gruppo di amici, artisti e letterati marchigiani, ritrovatosi presso le Grafiche Fioroni di Casette d’Ete, nel Fermano. L’Associazione  segue un’idea progettuale di dialogo tra arte e letteratura. Le Edizioni, rigorosamente limitate, vengono realizzate, in gran parte, con sistemi di stampa tipografica, cioè con clichés a rilievo o con caratteri mobili; le incisioni sono stampate dagli artisti su carta pregiata, esclusivamente a mano su torchio calcografico.



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